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May 27 In quel momento apparve
la volpe.
"Buon giorno", disse
la volpe.
"Buon giorno", rispose
gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse
la voce, "sotto al melo..."
"Chi sei?" domando'
il piccolo principe, "sei molto carino..."
"Sono una volpe",
disse la volpe.
"Vieni a giocare
con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste..."
"Non posso giocare
con te", disse la volpe, "non sono addomestica".
"Ah! scusa", fece
il piccolo principe.
Ma dopo un momento
di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire addomesticare?" [...]"E' una cosa da
molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami..."
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la
volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila
ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non
sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi,
noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e
io saro' per te unica al mondo".
"Comincio a capire"
disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
"E' possibile",
disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."

[...]"La mia vita e'
monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a
me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano.
E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata.
Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli
altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla
tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi
di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi
di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli
color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato.
Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del
vento nel grano..."
La volpe tacque
e guardo' a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami",
disse.
"Volentieri", disse
il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli
amici, e da conoscere molte cose".
"Non ci conoscono
che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno
piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte.
Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici.
Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna
fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere
molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano
da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non
dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai
sederti un po' piu' vicino..."
Il piccolo principe
ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio
ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per
esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere
felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno
le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo
della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che
ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
[...] Cosi' il piccolo
principe addomestico' la volpe.
E quando l'ora della
partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe,
"... piangero'".
"La colpa e' tua",
disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto
che ti addomesticassi..."
"E' vero", disse
la volpe.
"Ma piangerai!"
disse il piccolo principe.
"E' certo", disse
la volpe.
"Ma allora che ci
guadagni?"

"Ci guadagno", disse
la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse:
"Va' a rivedere
le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi
addio, ti regalero' un segreto".
Il piccolo principe
se ne ando' a rivedere le rose.
"Voi non siete per
niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno
vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come
era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne
ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
E le rose erano
a disagio.
"Voi siete belle,
ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente,
un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei,
lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata.
Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che
ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo
i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi
o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".
E ritorno' dalla
volpe.
"Addio", disse.

"Addio", disse la
volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col
cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".
"L'essenziale e'
invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che
tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che
ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno
dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile
per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua
rosa..."
"Io sono responsabile
della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.
 May 26 HERE take my picture ; though I bid farewell, Thine, in my heart, where my soul dwells, shall dwell. 'Tis like me now, but I dead, 'twill be more, When we are shadows both, than 'twas before. When weatherbeaten I come back ; my hand Perhaps with rude oars torn, or sun-beams tann'd, My face and breast of haircloth, and my head With care's harsh sudden hoariness o'erspread, My body a sack of bones, broken within, And powder's blue stains scatter'd on my skin ; If rival fools tax thee to have loved a man, So foul and coarse, as, O ! I may seem then, This shall say what I was ; and thou shalt say, " Do his hurts reach me? doth my worth decay? Or do they reach his judging mind, that he Should now love less, what he did love to see? That which in him was fair and delicate, Was but the milk, which in love's childish state Did nurse it ; who now is grown strong enough To feed on that, which to weak tastes seems tough."
John Donne
Ecco, tieni il mio ritratto, anche se ti dico addio, il tuo starà dentro il mio cuore, dove l'anima dimora; Mi rassomiglia molto ora, ma se morissi, lo sarà di più ancora, quando saremo ombre entrambi. Quando tornassi sferzato dalle intemperie, le mani forse lacere per gli aspri remi o bruciate dai raggi del Sole, il petto e il volto in tutto simili a cilicio, e il mio capo incanutito dalle improvvise, violente tempeste, il mio corpo un sacco d'ossa, tutte rotte, e sulla pelle le macchie bluastre della polvere da sparo; se insulsi rivali ti accuseranno di aver amato un uomo tanto rozzo e ripugnante come, ahimè, potrò apparire allora, questo ritratto dirà quello che ero, e tu dirai: Mi toccano le sue ferite? Il mio valore viene meno? O toccano la sua mente, il suo giudizio al punto che egli ora ama di meno vedere quel che amava tanto? Quello che in lui vi era di dolce e delicato era il latte che nutriva amore quando era bambino, ma ora si è fatto abbastanza forte per un simile nutrimento, che a gusti deboli può sembrare crudo.
May 09 "Was I sleeping, while the others suffered? Am I sleeping now? Tomorrow,
when I wake, or think I do, what shall I say of today? That with
Estragon my friend, at this place, until the fall of night, I waited
for Godot? That Pozzo passed, with his carrier, and that he spoke to
us? Probably. But in all that what truth will there be? (Estragon, having struggled with his boots in vain, is dozing off again. Vladimir looks at him.) He'll know nothing. He'll tell me about the blows he received and I'll give him a carrot. (Pause.)
Astride of a grave and a difficult birth. Down in the hole,
lingeringly, the grave digger puts on the forceps. We have time to grow
old. The air is full of our cries. ( He listens.) But habit is a great deadener. (He looks again at Estragon.) At me too someone is looking, of me too someone is saying, He is sleeping, he knows nothing, let him sleep on. (Pause.) I can't go on! (Pause.) What have I said?"
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