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    May 27

    Il Piccolo Principe, Capitolo 21

    In quel momento apparve la volpe.
    "Buon giorno", disse la volpe.
    "Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
    "Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."
    "Chi sei?" domando' il piccolo principe, "sei molto carino..."
    "Sono una volpe", disse la volpe.
    "Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste..."
    "Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomestica".
    "Ah! scusa", fece il piccolo principe.
    Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
    "Che cosa vuol dire addomesticare?"
    [...]"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami..."

    "Creare dei legami?"
    "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo".
    "Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
    "E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."

    [...]"La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..."
    La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
    "Per favore... addomesticami", disse.
    "Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
    "Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
    "Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
    "Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."
    Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
    "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
    "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
    [...]
    Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe.
    E quando l'ora della partenza fu vicina:
    "Ah!" disse la volpe, "... piangero'".
    "La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
    "E' vero", disse la volpe.
    "Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
    "E' certo", disse la volpe.
    "Ma allora che ci guadagni?"

    "Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
    Poi soggiunse:
    "Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto".
    Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose.
    "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
    E le rose erano a disagio.
    "Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".
    E ritorno' dalla volpe.
    "Addio", disse.

    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".
    "L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
    "E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
    "E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
    "Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
    "Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.



    May 26

    Elegy V: His Picture

    HERE take my picture ; though I bid farewell,

    Thine, in my heart, where my soul dwells, shall dwell.

    'Tis like me now, but I dead, 'twill be more,

    When we are shadows both, than 'twas before.

    When weatherbeaten I come back ; my hand

    Perhaps with rude oars torn, or sun-beams tann'd,

    My face and breast of haircloth, and my head

    With care's harsh sudden hoariness o'erspread,

    My body a sack of bones, broken within,

    And powder's blue stains scatter'd on my skin ;

    If rival fools tax thee to have loved a man,

    So foul and coarse, as, O ! I may seem then,

    This shall say what I was ; and thou shalt say,

    " Do his hurts reach me? doth my worth decay?

    Or do they reach his judging mind, that he

    Should now love less, what he did love to see?

    That which in him was fair and delicate,

    Was but the milk, which in love's childish state

    Did nurse it ; who now is grown strong enough

    To feed on that, which to weak tastes seems tough."


    John Donne




    Ecco, tieni il mio ritratto, anche se ti dico addio,

    il tuo starà dentro il mio cuore, dove l'anima dimora;
    Mi rassomiglia molto ora, ma se morissi, lo sarà di più ancora,
    quando saremo ombre entrambi.
    Quando tornassi sferzato dalle intemperie, le mani
    forse lacere per gli aspri remi o bruciate dai raggi del Sole,
    il petto e il volto in tutto simili a cilicio, e il mio capo
    incanutito dalle improvvise, violente tempeste,
    il mio corpo un sacco d'ossa, tutte rotte,
    e sulla pelle le macchie bluastre della polvere da sparo;
    se insulsi rivali ti accuseranno di aver amato un uomo
    tanto rozzo e ripugnante come, ahimè, potrò apparire allora,
    questo ritratto dirà quello che ero, e tu dirai:
    Mi toccano le sue ferite? Il mio valore viene meno?
    O toccano la sua mente, il suo giudizio al punto che egli
    ora ama di meno vedere quel che amava tanto?
    Quello che in lui vi era di dolce e delicato era il latte che nutriva
    amore quando era bambino, ma ora si è fatto abbastanza forte
    per un simile nutrimento, che a gusti deboli può sembrare crudo.

    May 09

    Waiting for Godot

    "Was I sleeping, while the others suffered?
    Am I sleeping now?
    Tomorrow, when I wake, or think I do, what shall I say of today?
    That with Estragon my friend, at this place, until the fall of night, I waited for Godot? That Pozzo passed, with his carrier, and that he spoke to us?
    Probably. But in all that what truth will there be?
    (
    Estragon, having struggled with his boots in vain, is dozing off again. Vladimir looks at him.)
    He'll know nothing. He'll tell me about the blows he received and I'll give him a carrot.
    (
    Pause.)
    Astride of a grave and a difficult birth. Down in the hole, lingeringly, the grave digger puts on the forceps.
     We have time to grow old. The air is full of our cries. (
    He listens.)
    But habit is a great deadener.
    (
    He looks again at Estragon.)
    At me too someone is looking, of me too someone is saying, He is sleeping, he knows nothing, let him sleep on.
    (
    Pause.)
     I can't go on!
    (
    Pause.)
     What have I said?"